Commenti Quotidiani.

16 agosto 2011

Crisi economica Italiana, Statunitense e… Cinese ?

In un’ economia che ha perso la bussola da tempo, nei meandri di una finanza che pretende di decidere le sorti del mondo reale in totale assenza di regole comuni, occorre ritornare ai fondamentali dell’economia.
Dopo decenni di crescita negli Stati Uniti abbiamo capito che il mercato non si autoregolamenta. Porre il profitto come unico obiettivo permette di “giocare alle scommesse” sulla pelle degli Stati e delle persone invischiati in burocrazie che rallentano le risposte agli attacchi speculativi con un click di mouse.
Come si può pretendere che il mercato sia indulgente? Non lo e’; occorre trovare quindi regole globali in cui giocare la partita : non e’ più un eresia dire che futures e strumenti simili non possono influenzare il mercato con questa preponderanza. Gli Stati e l’Europa brancolano nel buio con risposte improvvisate e comunque lente, si naviga a vista e piano ma sopratutto senza una visione di ampio respiro, dibattuta e condivisa, che possa ridiscutere senza ideologie il sistema economico almeno nelle regole riguardanti un reale rapporto tra beni, benefici e reale ricchezza: ad esempio, è ancora valido un indice come il PIL? Si può pensare di crescere sempre? Fino a che puto la finanza può svicolarsi dagli investimenti sull ‘ impresa reale? Un esempio paradossale: uno studio del Financial Times ha dimostrato che i fondi di investimento che seguono le leggi islamiche (che proibiscono il  prestito bancario e sono quindi sempre legati ad un bene reale) sono quelli che hanno dimostrato maggiore sicurezza di rendita nel tempo: questo ci può insegnare qualcosa ? Anche gli americani lo hanno capito: non si può creare debito fin quanto si vuole…questa crisi letta positivamente e’ un’ esplicita richiesta di regole comuni da parte del mercato stesso impazzito (è stata la settimana con maggiori oscillazioni del dow jones da quando Wall Street esiste e gli inventori del capitalismo moderno hannno pers la loro tripla A). Abbiamo creato un mondo globale e i mezzi , i media il web e per una comunicazione in tempo reale globale , ok ma per dirci cosa ?
Non vengono attaccati Stati (vedi la Germania) che esprimopno dei valori al di là del mercato che hanno una visione politica non sottomessa e remissiva ma direttiva e liberale nel contempo della finanza ed esprimono una speranza di crescita su in sentiero economico volto alla ricerca, all’ istruzione, all’innovazione, in sostanza al rinnovamento della vita dei suoi cittadini, Stati che usano il mercato e non ne vengono usati.
La Grecia e’ stata disonesta: i suoi politici (che in parte esprimono gli atteggiamenti della popolazione che li ha eletti) lo sono stati ; e oggi le fasce più deboli pagano di più . L’ Italia incolpa della sua condizione la crisi al posto di pensare che essa le si abbatte contro con violenza perchè ciò è più un effetto che una causa. Un effetto del suo scarso tasso di credibilità e solvibilità legato alla dilagante corruzione, evasione e alla mancata risoluzione dei suoi secolari problemi strutturali dalla certezza di una  giustizia rapida ai collegamenti stradali del Sud  a una regolamentazione dell immigrazione che ciè indispensabile e che non sapiamo gestire: cose che hanno cause indipendenti dalla crisi ma che oggi essa evidenzia con urgenza.
Se mostrassimo di voler risolvere questi problemi i mercati non ci attaccherebbero : e’ ovvio che una manovra economica come un accordo in extremistra Repubblicani e Democratici  in USA non basta.
La crisi è un effetto di problemi non risolti , non la causa. Le violenza in Egitto e in Siria  e anche la incotrollabilità della società inglese con le rivolte di Londra sono delle sfaccettature. Adesso non c’è chi sta meglio: anche  la Cina dovrà fare bene i suoi conti e temere per almeno un paio di motivi: non solo perchè è il creditore pricipale degli USA. Se guardiamo ai fondamentali infatti anche se il suo Pil cresce più di ogni altro sappiamo che è dovuto molto all’ export e che  ha tenuto bassa  volutamente il valore della  sua moneta e che ciò non corrisponde al valore attuale della sua crescita. E poi anche se il Pil è alto, le disuguaglianze sociali sono molto ampie. In fondo è un paese senza libertà nè diritti e di solito più ci si arricchisce, più ce ne si accorge. Una volta soddisfatti i beni primari per la sopravvivenza,  si chiedono più diritti: altrimenti chi vuole vivere in un paese senza libertà , un Paese cioè che arrichisce alcuni e impoverisce i molti? Alla fine è un Paese in cui è inutile lavorare: insomma per non finire a fare gli schiavi che producono beni per disoccupati , gli equilibri nel mondo devono cambiare , e  gli Usa perderanno il loro ruolo di leader solo se la Cina saprà aprirsi alla democrazia (che come sapiamo non è esportabile e non si conquista in un anno ) e l’Europa alla sua unità vera, snella, rsponsabile e non solo economica.
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