Commenti Quotidiani.

17 febbraio 2013

La storia della mia terra si snoda nella notte dei tempi

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Ecco la storia della mia terra : certe volte si pensa che la propria terra non possa mai essere una città , spesso i montanari o chi viene da fuori pensano che la terra sia solo la loro, identificabile da zone meno urbanizzate e che non possa mai trattarsi invece di una metropoli: questa storia si snoda nella notte dei tempi e in via Peschiera c’era un bosco, noi siamo eredi di quell’antico borgo dove eremiti, forse anche druidi prima e santi poi si riunivano a meditare..

L’origine del Borgo degli Ortolani (Borg di Scigolatt)

di Maria Grazia Tolfo

Tra acque e selva

L’insediamento lungo l’attuale via Canonica può ritenersi contemporaneo alla stessa “fondazione” di Milano, perché corrisponde al collegamento con il Seprio, sede originaria dello stanziamento insubrico. La via venne mantenuta dai Romani, come si può notare dalla statio di Quarto Oggiaro, posta al quarto miglio da Milano.

Il borgo nasce quindi dall’aggregazione di cascine e nei secoli posteriori di mulini, alimentati da una fitta rete idrica composta da torrenti e rogge, che nel I secolo d.C. hanno trovato uno sfruttamento e una sistemazione adeguata grazie alle conoscenze idrauliche dei Romani.

Il torrente Nirone, che origina dalle alture di Como e si presentava come uno scolmatore naturale delle Groane a nord di Milano, viene deviato dal suo letto naturale che lo congiungeva all’Olona, e convogliato verso Porta Comasina, dove entrava nel fossato urbico all’altezza dell’attuale via Sacchi. Scendeva dalla località detta Gagnola e attraversava il borgo degli ortolani.
La roggia della Peschiera riceveva le acque dalla roggia Gesiolo (proveniente dal Portello) e attraversava il borgo.
La roggia Marianella proveniva dall’area dell’attuale Villa Simonetta, scendeva per via Lomazzo e percorreva l’ultimo tratto di via Paolo Sarpi per scorrere quasi diritto verso sud.
Il fontanile di S. Rocco proveniva da piazza Coriolano e fluiva lungo via Niccolini, da cui il Pons Guinizeli della località in cui verrà fondata la SS. Trinità.
La roggia S. Roccolambisce la chiesa della SS. Trinità scendendo per quella che diverrà via Piccolini e la roggia Marianella, sul fondo di via Paolo Sarpi (ancora inesistente). La Strada Varesina è ancora chiamata Strada degli Ortolani. Via Lomazzo e via Cagnola sembrano invece collegate, con al fondo il complesso monastico di S. Ambrogio ad nemus.

S. Ambrogio ad nemus

Tra la via per il Seprio e Milano c’era la “Selva”, il nemus, luogo ideale per le scuole gestite dai druidi, collocate sempre fuori dal centro abitato, in quello che oggi definiremmo un campus. Qui abbiamo il primo eremo, rappresentato da S. Ambrogio ad nemus, dove la leggenda locale vuole che si ritirasse S. Martino in occasione del suo soggiorno milanese nel 358. Martino verrà cacciato dalla città dal vescovo ariano Aussenzio, il predecessore di Ambrogio.

Anche il vescovo Ambrogio, testimone S. Agostino, amava ritirarsi qui nella selva a meditare e a comporre i suoi scritti. Vi era una piccola cella eremitica, che Agostino dice fondata da Ambrogio stesso, ma probabilmente di poco anteriore e coincidente con il romitorio di Martino.

Qui si insediò un ordine di monaci, detti di S. Ambrogio ad nemus, ai quali Martino Torriani affiancò i Carmelitani, da poco giunti a Milano sulla scia dei nuovi ordini predicatori. La convivenza durò dal 1250 al 1268, quando i Carmelitani costruirono la propria chiesa.

I monaci di S. Ambrogio ricevettero da papa Gregorio XI nel 1377 la regola degli Agostiniani e nel 1389 Jacopo e Gabriele Bossi, col patrocinio di Gian Galeazzo Visconti, vollero rifare la chiesa, ormai in pezzi, che prese – invano – il titolo dei SS. Cosma e Damiano.

Nel 1589 Sisto V fuse l’ordine con i Barnabiti, che vennero soppressi nel 1644 da papa Innocenzo X. Il monastero fu dato in commenda ai Francescani riformati fino alla sua sconsacrazione nel 1798, quando venne usato come caserma dalle truppe napoleoniche e quindi adibito a fabbrica di cartucce e magazzino. Se c’erano opere d’arte, presero la via della Francia.

Nel periodo tra il 1812 e il 1840 divenne l’Ospedale Fatebenesorelle, grazie alla volontà dell’ex monaca Giovanna Romeni con i beni della contessa Laura Ciceri Visconti. Quando l’ospedale si trasferì a Porta Nuova, l’edificio fu trasformato in lazzaretto per i malati di colera.

Nel 1852 divenne l’ospizio per i sacerdoti anziani e invalidi. Iniziarono i lavori di restauro della chiesa, che venne riaperta al pubblico il 20 maggio 1857; la facciata risale invece al 1908, aperta su via Peschiera 6. Dal 1894 il complesso è sede dell’ospizio dell’Opera Don Luigi Guanella.

La chiesa della SS. Trinità dalla Pataria ai Benedettini

Il prete decumano e patarino Liprando (quello che nel 1103 sfiderà l’arcivescovo Grossolano alla prova del fuoco) fonda la chiesa con canonica per la vita in comune dei preti, dedicandola alla SS. Trinità. Poiché si oppone nel 1099 alla partecipazione milanese alla crociata (per motivi economici), in contrasto col vescovo Anselmo (quello della filastrocca che muore di sete nel deserto per cercare di bere con l’elmo bucato: “passa un giorno, passa un anno, mai non torna il prode Anselmo”), papa Urbano sottrae al clero decumano chiesa e canonica e le pone sotto la protezione della S. Sede.

Della chiesa di Liprando, costruita in località Pons Guinizeli sulla roggia di S. Rocco, resta il campanile, sopravvissuto alla demolizione (assolutamente ingiustificabile) del 1968. Non sappiamo invece quando il papa, sotto il cui patronato si trovavano chiesa e canonica, le assegnò ai Benedettini di S. Simpliciano come grangia.

Gli Umiliati e Bonvesin de la Riva

Il 7 luglio 1251 papa Innocenzo IV è a Milano ed è sconcertato dal ruolo di esattori pubblici dei pedaggi ricoperto dagli Umiliati. Con lettera del 22 settembre li esonera da questi incarichi e dal prestare servizio militare. E’ per compensarli della perdita economica che assegna loro la chiesa della SS. Trinità (e le rendite degli orti), togliendola ai Benedettini? Sappiamo che alla chiesa fu addetto un milanese appassionato ed illustre, fra’ Bonvesin de la Riva, l’autore del libro “Le meraviglie di Milano”.

Il complesso della SS. Trinità, dopo il tragico scioglimento dell’ordine degli Umiliati nel 1571, venne inglobato alla parrocchia di S. Protaso in campo foris. I beni della grangia confluirono nei fondi per la costruzione del Seminario Maggiore in corso Venezia.

Nella Pianta di Milano Stoopendaal del 1704. In giallo è segnata la strada, risalente all’età celtica, che si dirige a nord verso Como e a nord-ovest verso il Seprio. E’ evidente il rapporto privilegiato fra la chiesa della SS. Trinità e la basilica di S. Simpliciano.

Nel 1608 il cardinale Federico Borromeo spostò da S. Protaso alla SS. Trinità il titolo di parrocchia.

Nel 1616 la chiesa subì un incendio devastante, che cancellò ogni residua traccia medievale (tranne il campanile). Ricostruita nel 1638, “perse la facciata” due secoli dopo per prolungare le navate (1841). Neppure questa soluzione sembrò dar pace alla martoriata chiesa, perché nel 1900 si ebbe una nuova facciata su disegno dell’architetto Giuseppe Boni.

Nel frattempo era già stata malamente restaurata all’interno, senza alcun riguardo per gli affreschi del Borgognone ai lati dell’altar maggiore.

Venne demolita nel 1968 per pura speculazione edilizia e la nuova chiesa, fra aspre polemiche, venne costruita tra via Rosmini e via Giusti su progetto dell’architetto Fritz Mertzger di Zurigo.

Oggi fa parte della Cinatown milanese e ha anche preti cinesi.

Fra le opere di cui non conosciamo la nuova collocazione c’era la “Madonna del Rosario”, tela seicentesca già proveniente dal Dazio di Porta Tenaglia, dov’era detta “Madonna di sfrosador”, cioè dei contrabbandieri.

Porta Tenaglia

Il borgo degli Ortolani fu tagliato fuori dal primitivo collegamento con S. Simpliciano dalla costruzione della Porta Tenaglia, la fortificazione progettata da Cesare Cesariano, pittore e architetto, per la difesa del Castello nel 1521. Fu un buco nell’acqua, ma lo scempio rimase.

Le vie

Il borgo era nato a ridosso della strada comunale della Peschiera di S. Ambrogio ad nemus, poi strada degli Ortolani, poi strada Varesina; nei secoli dai viottoli che dividevano le ortaglie erano nate le vie: lo stradone della Chiesa (via Balestrieri), la strada comunale per Bovisa e Novate (via Bramante), la strada Lomazze (via Paolo Sarpi) era l’altro asse portante del borgo; ricevette la forma attuale nella lottizzazione ottocentesca (come via Nicolini); era attraversata dalla via Ravana (dal nome dell’omonima cascina, oggi Lomazzo), che confluiva nella strada Lomazzette (via Morazzone), per finire nella strada della Peschiera di S. Ambrogio ad nemus (via Luigi Cagnola).

Ultima modifica: domenica 22 aprile 2007

mariagrazia.tolfo@rcm.inet.it

Vecchia Milano

La storia di questo borgo è molto vecchia, infatti inizia verso la metà del IV secolo, e parte anche da molto lontano, da una bellisssima cittadina sulla Loira, Tours…

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13 febbraio 2013

I vantaggi del merito e di uno Stato “leggero”, al nostro servizio.

LINK A TISCALI.IT

di Luigi Marco Libroia

CERTAMENTE UNO DEI MIGLIORI ARTICOLI USCITI RECENTEMENTE SU TISCALI.IT SUL TEMA DEL MERITO E DI UNO STATO AL NOSTRO SERVIZIO.

Dimissioni del Papa: non esiste amore senza libertà.

Chi sa cambiare idea è uomo intelligente:
Il papa mostra con i fatti che ha cambiato idea, che se lui ha potuto scegliere di dimettersi allora egli e tutta la chiesa hanno libertà pari a quella di ciascun altro uomo o istituzione: allora ognuno è libero e relativamente alla pari con la libertà di ciascun altro uomo: allora la morale della chiesa si può e si deve discutere e le dimissioni sono (più di mille parole) l’atto più rispettosamente laico possibile: il relativismo è rispetto reciproco e nulla nemmeno dio o la chiesa sono sopra la libertà e se lui è libero di dimettersi, tutti sono liberi.
Nessuno può obbligarci ad amare, nemmeno dio o la chiesa: l’amore è una scelta libera: questo è nei fatti le parole passate stanno a zero. Allora come può imporre oggi una linea su temi etici che non parta dalla libertà di scelta?
Non può più , nessun papa potrà più: la morale non si impone, si condivide con piacere.

17 gennaio 2013

Liberi di scegliere.

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di Luigi Libroia – http://www.luigilibroia.it – Dottore Comnercialista in Milano, esperto tributarista, si occupa di bilanci societari e di macrosistemi – Candidato alla Regione Lombardia con Fare per Fermare il Declino.

La vita è sempre una questione di scelte. In ogni giornata della nostra vita ci si prospettano una o molteplici scelte, sulla cui decisione talvolta gravano problematiche importanti oppure di poco conto. Ogni scelta impone due aspetti ben distinti: il primo aspetto riguarda le motivazioni che hanno spinto a quella determinata scelta e il secondo analizza le conseguenze di quella stessa scelta.
Mentre il primo aspetto può essere influenzato da fattori esterni, il secondo ricade completamente sulla nostra persona.
Siamo costantemente circondati da messaggi che ci spingono a optare per una scelta piuttosto che per un’altra. Talvolta la subdola metodologia di influenzare una scelta è più efficace (spot pubblicitari) mentre talvolta lo è meno. Spesso ascoltiamo bugie costruite intorno a noi in modo da non darci la possibilità di scegliere altrimenti. Tali messaggi propagandistici influiscono sulle nostre emozioni in modo da farci credere di aver optato verso quella scelta in modo autonomo. Purtroppo la politica è un esempio palese di questo meccanismo perverso. Gli slogan bugiardi e demagogici sono alla base di quasi tutte le campagne politiche (“meno tasse per tutti” mai avverato!) e sono artatamente studiati per farci cadere in una trappola decisoria. Tuttavia la scelta è sempre nostra e la decisione finale è sempre indipendente poiché il libero arbitrio può essere ubriacato ma non eliminato.
Il libero arbitrio è l’antibiotico alla menzogna, di qualsiasi natura essa sia.

Cosa ci spinge a prendere una decisione Importante?! In primo luogo la convenienza personale nel privato o collettiva nel pubblico. In altre parole il ritorno che noi abbiamo nel prendere quella decisone. Un altro fattore è la moltitudine, cioè se tutti prendono quella decisione sarà giusta per forza (i sondaggi politici servono anche a polarizzare la scelta). Altro aspetto importante è legato alla persona che tenta di influenzarci, maggiore vigore ha quella persona in termini di carisma e capacità comunicativa minore sarà la nostra capacità di fare muro al suo intento di convincerci (i politici fanno scuola).
Ci sono poi altre motivazioni che ci spingono in una direzione piuttosto che in un’altra, a seconda dell’età, del sesso, del reddito e così via. Tuttavia resta imprescindibile che qualsiasi influenza esterna non potrà decidere per noi. Nella peggiore delle ipotesi potrà ingannarci e veicolare la nostra scelta, ma saremo sempre noi a scegliere alla fine.

Naturalmente tutte le nostre scelte comportano delle conseguenze, che tuttavia non sono preventivabili in anticipo. Quindi finché non la compiamo non sapremo mai se quella scelta si è rivelata giusta o sbagliata. Resta inteso che alcune volte soffermarsi a pensare prima di prendere una decisione potrebbe evitare di rimpiangere un momento dopo quella stessa decisione.

Tra pochi giorni saremo chiamati a fare una scelta importantissima, perché da essa dipenderà il futuro di più di una generazione. Ribadisco che nessuno può dirci quale sia la scelta migliore, tuttavia possiamo cercare di essere attenti e non farci influenzare da slogan politici e promesse surreali. Possiamo leggere con attenzione ogni notizia, crearci la nostra rassegna stampa personale utilizzando internet. Dedicare qualche minuto al giorno all’informazione combinando giornali di diverse schieramenti politici e utilizzare i social network per condividere le informazioni con il maggior numero di persone. Insomma cercare di fare tutto ciò che è nelle nostre possibilità per riuscire ad esprimere la migliore scelta possibile.

Se prendiamo una scelta sbagliata non possiamo biasimare nessun altro che noi stessi.

16 gennaio 2013

Ogni tanto fa bene ricordare le parole giuste: ESRATTI DALLA DICHIARAZONE DI INDIPENDENZA DEGLI STATI UNITI D’AMERICA 4 LUGLIO 1776

…Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e la ricerca della Felicità; che per garantire questi diritti sono istituiti tra gli uomini governi che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qualvolta una qualsiasi forma di governo tende a negare questi fini, il popolo ha diritto di mutarla o abolirla e di istituire un nuovo governo fondato su tali principi e di organizzarne i poteri nella forma che sembri al popolo meglio atta a procurare la sua Sicurezza e la sua Felicità.

Certamente, prudenza vorrà che i governi di antica data non siano cambiati per ragioni futili e peregrine; e in conseguenza l’esperienza di sempre ha dimostrato che gli uomini sono disposti a sopportare gli effetti d’un malgoverno finché siano sopportabili, piuttosto che farsi giustizia abolendo le forme cui sono abituati. Ma quando una lunga serie di abusi e di malversazioni, volti invariabilmente a perseguire lo stesso obiettivo, rivela il disegno di ridurre gli uomini all’assolutismo, allora è loro diritto, è loro dovere rovesciare un siffatto governo e provvedere nuove garanzie alla loro sicurezza per l’avvenire. Tale è stata la paziente sopportazione delle Colonie e tale è ora la necessità che le costringe a mutare quello che è stato finora il loro ordinamento di governo. Quella dell’attuale re di Gran Bretagna è storia di ripetuti torti e usurpazioni, tutti diretti a fondare un’assoluta tirannia su questi Stati. Per dimostrarlo ecco i fatti che si sottopongono all’esame di tutti gli uomini imparziali e in buona fede.

  1. Egli ha rifiutato di approvare leggi sanissime e necessarie al pubblico bene.
  2. Ha proibito ai suoi governatori di approvare leggi di immediata e urgente importanza, se non a condizione di sospenderne l’esecuzione finchè non si ottenesse l’assentimento di lui, mentre egli trascurava del tutto di prenderle in considerazione.
  3. Ha rifiutato di approvare altre leggi per la sistemazione di vaste zone popolate, a meno che quei coloni rinunziassero al diritto di essere rappresentati nell’assemblea legislativa — diritto di inestimabile valore per essi e temibile solo da un tiranno.
  4. Ha convocato assemblee legislative in luoghi insoliti, incomodi e lontani dalla sede dei loro archivi, al solo scopo di indurre i coloni, affaticandoli, a consentire in provvedimenti da lui proposti.
  5. Ha ripetutamente disciolto assemblee legislative solo perché si opponevano con maschia decisione alle sue usurpazioni dei diritti del popolo.
  6. Dopo lo scioglimento di quelle assemblee si è opposto all’elezione di altre: ragion per cui il Potere legislativo, che non può essere soppresso, è ritornato, per poter funzionare, al popolo nella sua collettività, — mentre lo Stato è rimasto esposto a tutti i pericoli di invasioni dall’esterno, e di agitazioni all’interno.
  7. Ha tentato di impedire il popolamento di questi Stati, opponendosi a tal fine alle leggi di naturalizzazione di forestieri rifiutando di approvarne altre che incoraggiassero la immigrazione, e ostacolando le condizioni per nuovi acquisti di terre.
  8. Ha fatto ostruzionismo all’amministrazione della giustizia rifiutando l’assentimento a leggi intese a rinsaldare il potere giudiziario.
  9. Ha reso i giudici dipendenti solo dal suo arbitrio per il conseguimento e la conservazione della carica, e per l’ammontare e il pagamento degli stipendi.
  10. Ha istituito una quantità di uffici nuovi, e mandato qui sciami di impiegati per vessare il popolo e divorarne gli averi.
  11. Ha mantenuto tra noi, in tempo di pace, eserciti stanziali senza il consenso dell’autorità legislativa.
  12. Ha cercato di rendere il potere militare indipendente dal potere civile, e a questo superiore.
  13. Si è accordato con altri per assoggettarci a una giurisdizione aliena dalla nostra costituzione e non riconosciuta dalle nostre leggi, dando il suo assentimento alle loro pretese disposizioni legislative miranti a:
    1. acquartierare tra noi grandi corpi di truppe armate;
    2. proteggerle, con processi da burla, dalle pene in cui incorressero per assassinii commessi contro gli abitanti di questi Stati;
    3. interrompere il nostro commercio con tutte le parti del mondo;
    4. imporci tasse senza il nostro consenso;
    5. privarci in molti casi dei benefici del processo per mezzo di giuria;
    6. trasportarci oltremare per esser processati per pretesi crimini;
    7. abolire il libero ordinamento dileggi inglesi in una provincia attigua, istituendovi un governo arbitrario, ed estendendone i confini si da farne nello stesso tempo un esempio e un adatto strumento per introdurre in queste Colonie lo stesso governo assoluto;
    8. sopprimere le nostre carte statutarie, abolire le nostre validissime leggi, e mutare dalle fondamenta le forme dei nostri governi;
    9. sospendere i nostri corpi legislativi, e proclamarsi investito del potere di legiferare per noi in ogni e qualsiasi caso.

….E d’altra parte non abbiamo mancato di riguardo ai nostri fratelli britannici. Di tanto in tanto li abbiamo avvisati dei tentativi fatti dal loro parlamento di estendere su di noi una illegale giurisdizione. Abbiamo ricordato ad essi le circostanze della nostra emigrazione e del nostro stanziamento in queste terre. Abbiamo fatto appello al loro innato senso di giustizia e alla loro magnanimità, e li abbiamo scongiurati per i legami dei nostri comuni parenti di sconfessare queste usurpazioni che inevitabilmente avrebbero interrotto i nostri legami e i nostri rapporti.

Anch’essi sono stati sordi alla voce della giustizia, alla voce del sangue comune. Noi dobbiamo, perciò, rassegnarci alla necessità che denuncia la nostra separazione, e dobbiamo considerarli, come consideriamo gli altri uomini, nemici in guerra, amici in pace.

… E in appoggio a questa dichiarazione, con salda fede nella protezione della Divina Provvidenza, reciprocamente impegnamo le nostre vite, i nostri beni e il nostro sacro onore.

John Mancock
(Seguono 55 firme di Rappresentanti dei 13 Stati)

 

31 dicembre 2012

Le frasi da non dimenticare

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Una Grande da non dimenticare

28 dicembre 2012

Casini è il problema, non la soluzione

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dal blog noiseFromamerika

28 dicembre 2012 sandro brusco

La scelta di rifiutare l’alleanza con Casini e con i vari rottami che ora usciranno dal centrodestra non è la conseguenza di estremismo infantile, ma la naturale conclusione di una riflessione sulle cause del declino italiano. Chi vuole cambiare l’economia e la società in Italia non può allearsi con le principali forze che puntano alla conservazione del sistema. Chi vuole fermare il declino, non può allearsi con le forze politiche che del declino sono la principale causa.

Si parla molto in questi giorni di ”agenda Monti”, che ha finalmente cessato di essere un luogo dello spirito e si è incarnato in un documento concreto di 25 cartelle. Non starò a commentare ulteriormente il contenuto del documento, di cui già altri hanno segnalato i limiti e le ambiguità. Mi preme invece porre l’accento sulla strategia di alleanze che sembra francamente in contrasto con gli obiettivi conclamati dell’agenda.

Voglio qui essere positivo. Assumerò quindi che lo sbilancio sul versante delle entrate che ha caratterizzato la politica di risanamento della finanza pubblica durante il governo Monti sia stato indotto da un lato dalla necessità di intervenire in tempi molto rapidi e dall’altro dalle difficoltà che la ”strana maggioranza” su cui poggiava il governo avrebbe posto in caso di una seria aggressione della spesa pubblica. Assumerò inoltre che la timidezza mostrata nell’opera liberalizzatrice sia la conseguenza di pressioni politiche nel parlamento corrente, piuttosto che di convinta difesa delle varie corporazioni che ingessano l’iniziativa economica del paese. Lo faccio con certa esitazione perché, per esempio, veder continuamente riportato nel documento come grosso merito del governo la liberalizzazione del mercato del gas (ossia il passaggio della Snam dall’Eni alla Cassa Depositi e Prestiti) è cosa che fa onestamente dubitare della buona fede di chi ha scritto quel documento.

Ma bando ai dubbi e assumiamo che dietro all’agenda Monti ci sia un potenziale leader che vuole abbassare al contempo spesa pubblica e tasse e liberalizzare l’economia italiana. La domanda a questo punto è: come si può onestamente pensare di attuare un’agenda simile alleandosi con l’UDC e altri esponenti del ”centrismo” (per mancanza di una parola migliore) italiano?

È molto facile trovare personaggi indigeribili nell’UDC o rimproverare a tale partito la fattiva collaborazione alla demolizione economica del paese avvenuta nell’ultimo decennio, per cui mi porrò un obiettivo molto più limitato, guardando unicamente a ciò che è stato fatto durante l’esperienza del governo Monti.

  • Dal punto di vista economico. In quante e quali occasioni UDC ha spinto per approfondire le misure di tagli alla spesa e alle tasse o ha appoggiato l’adozione di misure di liberalizzazione? Sul serio intendo, non come generica petizione di principio. Io non riesco a ricordare una sola circostanza in cui ciò è accaduto. Non ho invece alcuna difficoltà a ricordare circostanze in cui è accaduto l’esatto contrario. Per esempio, solo prendendo l’ultimo mese, l’UDC ha votato (insieme a PD e PdL, è giusto aggiungere) la proroga di 5 anni alle concessioni balneari, contro il parere del governo, lo scorso 4 dicembre. Non è stato un improvviso colpo di sole, l’UDC aveva da tempo manifestato la sua posizione contraria alla liberalizzazione del settore. Oppure si è espressa ufficialmente contro la liberalizzazione degli orari degli esercizi commerciali. Niente di nuovo, viene da dire. È al contrario l’ennesima manifestazione del modus operandi standard di questo partito, sempre pronto a seguire qualunque conventicola e corporazione che assicuri qualche voto in più. È questo quello che ha in mente Monti quando pensa a una coalizione per le riforme?
  • Dal punto di vista delle riforme istituzionali. In questo campo l’UDC ha moltissimo da farsi perdonare, dato che è stato il principale partito responsabile dell’introduzione del porcellum. Infatti la riforma elettorale del 2005 porta la firma di Calderoli ma fu attivamente promossa, e poi votata, proprio dai leader dell’UDC, che da sempre sperano di reintrodurre un sistema elettorale proporzionale che permetta loro di partecipare a governi di destra o sinistra senza doversi sottoporre al giudizio degli elettori. Bene, cosa è cambiato da allora e cosa è successo in questo ultimo anno? È successo che l’UDC ha continuato nel perseguimento del disegno allora iniziato, ossia nel tentativo di far tornare il proporzionalismo da prima repubblica. Legittimo da parte loro perseguire questo disegno. Legittimo da parte nostra osservare che tale disegno è basato unicamente sul perseguimento del potere da parte di una elite ristretta di politici di professione che campano a suon di spesa pubblica, e non prefigura nulla di buono per il paese.

A noi pare che i comportamenti concreti dell’UDC, non nel passato ma nel presente, siano chiaramenti incompatibili con il perseguimento di un’agenda di riforme. L’argomento ”realista” secondo cui è necessario, per ottenere rappresentanza istituzionale e promuovere quindi le riforme, allearsi anche con forze che chiaramente non hanno una prospettiva riformista lascia il tempo che trova. Se il punto è sedersi in parlamento a tutti i costi, immagino che vada bene. Ma pensare che si possano fare riforme serie quando la possibilità di ottenere rappresentanza parlamentare dipende dall’alleanza con una forza che in concreto e in modo coerente si è sempre opposta alla riduzione della spesa pubblica e alla liberalizzazione dell’economia è abbastanza bizzarro. Come abbiamo detto, Casini è il problema, non la soluzione.

11 dicembre 2012

Banca d’italia, Generali e la “quota dei conflitti”

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in commento all’ articolo di Luigi Zingales del Sole 24 ore del 10 dicembre 2012

http://www.fermareildeclino.it/articolo/banca-ditalia-generali-e-la-quota-dei-conflitti

E’  il solito problema delle authorities vere che non esistono: manca lo Stato che si fa garante davvero del mercato e delle lobbies. Piuttosto ne esiste uno che fa parte del gioco per turbarlo in modo mai chiaro e palese, in modo intermediario, in concorrenza sleale tra privati, invece di farsi arbitro della correttezza tra cittadini o imprese che siano. Manca davvero in Italia il valore dell’ essere liberali senza favori o sconti, e puntualmente ne paghiamo le conseguenze. Fermare il Declino vuole colmare questa enorme lacuna culturale e politica che serve ad un Paese come il nostro per dirsi davvero occidentale, moderno ed europeo.

Ciò non  significa essere contro la difesa del lavoro , intesa come difesa del lavoratore e non del posto di lavoro per sua natutra soggetto ad un mercato flessibile se vuole competere:  sostenere il lavoratore e non il posto di lavoro , e un sitema universalistico di salute sono elementi che favoriscono i cittadini che sono anche consumatori; i modi in cui il sistema sanitario nazionale può essere sostenuto sono diversi e sopratutto possono essere fatti grossi risparmi tagliando sprechi,introdiucendo il merito nella sanità pubblica copme in tutta la pubblica amministrazione, lavorando sulla prevenzione e aumentando la percentuale di detrazione delle cure mediche: preferiamo tutti vivere in una Paese che permette le cure di base a tutti, anche la maggioranza dei cittadini americani ha infine appoggiato l'”Obamacare” con la rielezione del presidente Obama.

13 febbraio 2012

Atene brucia: tagli alla sanità ma non alle spese militari


La cosa più assurda di quello che è successo ieri ad Atene è che tra le condizioni di restrizione imposte ai Greci in cambio del nuovo prestito da 130+15 miliardi di €uro da parte della troika Ue Bce Fmi figurano tagli alla sanità ma non alle spese militari, il cui budget del 3% del pil risulta in rapporto di poco inferiore agli investimenti bellici che sostengono solo le superpotenze come gli Stati Uniti.
Non discuto sulla riorganizzazione della macchina burocratica dello Stato o delle privatizzazioni laddove la presenza dello Stato ha significato solo corruzione e improduttività, non ho mai negato che una certa corretezza nei confronti del contribuente tedesco più onesto deve a ragione pesare su chi i conti li ha truccati come  hanno fatto i Greci, ma rimane che l’imposizione di nuovi sacrifici senza progetti di crescita rischia solo di prolungare l’agonia della gente prima del fallimento , di amplificare la crisi piuttosto che spegnerla mostrando che l’ Europa è dotata di strumenti (fondi, Eurobond, prestatore di ultima istanza) che garantirebbero comunque copertura in caso di default, in modo tale da bloccare qualsiasi tentativo di speculazione.
E in tutto ciò tra fuoco e fiamme , le spese militari inutili a fronte del quadro geopolitico greco del momento, non sono state toccate perchè la maggior parte delle commesse greche provengono dall’ industria bellica tedesca e francese che Merkel e Sarkozy si sognano bene dal danneggiare , preferendo affondare il popolo greco piuttosto che proporre manovre rigide ma a fin di bene per il popolo greco.
Se prevarranno ancora gli interessi nazionali rispetto al progetto comune europeo politico , militare ed economico l’Eurozona rischia di esplodere, trascinado con sè banche e nazioni tutte , Germania e Francia incluse e tutte la richieste di severità teutonica nei vari paesi Europei serviranno a ben poco.

2 febbraio 2012

Responsabilità civile dei giudici: un bel bavaglio alla giustizia ?

Fermo restando che ogni professione ha una resposabilità e quindi in termini generali si può essere anche d’accordo con l’emendamento passato oggi alla Camera, il mio dubbio è che se davvero si applicasse tutti gli imputati farebbero ricorso con conseguente ingolfamento ulteriore della giustizia. Inoltre quale assicurazione professionale coprirebbe un giudice, cioè di che massimali di risarcimento stiamo parlando? E cosa vuol dire sbagliare nel giudizio con colpe gravi? CHI LO DECIDE SE NON UN ALTRO GIUDlCE ?Ecco perchè l’ememdamento o è fatto da impreparati o è ipocrita alla meglio. Non era per questo che esistono appunto i tre gradi di giudizio per l’imputato? L’emendamento passato a scrutinio segreto è troppo generico e solo intimidatorio, tanto più se chi lo vota sono i partiti, “perseguitati” dalla giustizia a destra come a sinistra, a cui non dispiacerebbe un bel bavaglio ai giudici. E invece gli stessi che dicono che tre gradi di giudizio sono troppi sono quelli che oggi hanno proposto l’ l’emendamento a firma della Lega Nord.

Ricordo che la Lega proponeva anche l’elezione poplare dei giudici con conseguente partitocrazia della giustizia, e dove arrivano i partiti (RAI per esempio )ci sono solo danni

Inoltre la Lega è alla guida dei 26 parlamentari che stanno facendo ricorso contro i tagli (di poco conto per altro finora) alla casta dei politici

Insomma i leghisti sono il vero partito che non vuole cambiare  nulla, cavalca battaglie di facciata con intenti populisti e per la distruzione del Paese. Il loro obbiettivo è sempre lo stesso dividere l’Italia anche votando per non arrestare Cosentino, un altro perseguitato tra i tanti.

Ecco perchè la responsabilita dei giudici oggi esiste già ma rimane a carico dello Stato.Ecco Perchè il ministro Severino si augura che questo emendamento possa essere cancellato in seconda lettura dal Senato.

COMMENTO INVIATO AL CORRIERE DELLA SERA IL 02/02/2012

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